martedì 28 dicembre 2010

Un po' di sano revisionismo natalizio.

Maria era una splendida quattordicenne della Galilea, data in sposa nel pieno della sua gioventù a Giuseppe, uno stagionato carpentiere ormai sulla quarantina. Anche a causa della notevole differenza di età tra i due, la rampante adolescente iniziò a frequentare un aitante giovane dalla chioma folta che pregava nello stesso tempio. 

All'inzio fu soltanto una bella amicizia, ma quando Giuseppe confessò alla moglie di essere sterile e impotente, il rapporto tra Maria e il marpione del tempio si fece pian piano più morboso: gli abbracci e le carezze ben presto fecero spazio a pericolosi incroci di lingue. E fu così che in un pomeriggio primaverile - mentre il buon Giuseppe stava inchiodando mensole fuori Nazaret - la giovane fanciulla diede addio alla sua verginità, finendo gambe all'aria col suo focoso amante.

Sfiga volle che la fedifraga rimase incinta al primo colpo, continuando però a professarsi illibata per evitare la lapidazione. Finchè a un certo punto non fu più possibile nascondere la gravidanza: incalzata dal marito, Maria si dichiarò innocente e diede la colpa al temuto e famigerato spirito santo. Giuseppe reagì riempendola di calci, ma in un secondo momento - conscio di non poter trovare facilmente un'altra minorenne disposta a sposarsi con lui - decise di perdonarla. 


Quando il bambino nacque, a Nazaret non si parlava d'altro: sul lavoro e per le strade del paese, le prese per il culo e gli sghignazzamenti divennero insostenibili per il povero carpentiere, il quale trovò conforto entrando nel tunnel dell'oppio. Da lì a poco, Giuseppe venne arrestato per spaccio di stupefacenti e per circonvenzione di minore, accuse per le quali fu costretto a tracorrere il resto della sua vita in carcere. 

Maria, rimasta ormai sola e con un bambino da accudire, fu costretta ad entrare nel racket della prostituzione per sbarcare il lunario. Accettò in seguito di cedere i diritti della propria storia ad una casa editrice, la quale produsse un libro di enorme successo imperniato sulle vicende del figlio, chiamato Gesù: un disadattato che credeva di esser figlio di una divinità e che intendeva salvare il mondo dal male, venendo per questo internato in un manicomio e poi crocifisso poco più che trentenne.